Una prospettiva italiana

Non sono solita fare questo genere di considerazioni, ma devo oramai arrendermi di fronte all’evidenza: noi italiani siamo fortunati! Magari non proprio sotto ogni punto di vista, ma almeno per quanto riguarda alimentazione e familiarità con i cibi intesi come materia prima partiamo avvantaggiati.  Leggendo spesso testi di alimentazione d’oltralpe come minimo, se non direttamente d’oltreoceano, incappo con una frequenza quasi imbarazzante nell’epidemica e preoccupante incapacità di molte persone, a prescindere da età e background, di gestire le materie prime di cui ci nutriamo: un ortaggio, un pezzo di carne cruda e via discorrendo. Ed è da questa posizione di privilegiata italianità che mi sono permessa di ignorare le americanissime ricette Whole30 , perché dal basso del mio approccio culinario rinunciare a sommergere il mio piatto con valanghe di salse…beh per quanto deliziose possano essere, non riuscirò mai a vederla come una rinuncia, tuttalpiù la pacca sulla spalla che mi rincuora con un: “Tranquilla, c’è chi nella vita ha mangiato più schifezze di te!!!!” 🙆 

Però, c’è sempre un però, questo approccio che all’americano medio raccomanda di leggere attentamente le etichette al momento di acquistare alimenti confezionati, non solo non dev’essere preso  sottogamba, ma è perfino in grado di minare certezze decennali sulla superiore qualità di un prodotto rispetto ad un altro. 

L’esempio più eclatante in cui mi sono imbattuta è stato durante la ricerca di una senape che fosse conforme alle restrizioni imposte dal programma  in merito agli additivi

Scoprire che la senape che per una vita ho ritenuto il non plus ultra ovvero la Maille contiene solfiti è stato un colpo al cuore 💔 , e sorpresa delle sorprese la molto più low profile Louit Freres è almeno nella versione Dilora , completamente Whole30 compliant

Così ho potuto utilizzarla per corroborare un po’ l’ossobuco che nella fretta di preparare la cena del ventitreesimo giorno di programma era venuto, giusto per usare un eufemismo, un attimino ciccoso 😩 


( breakfast top right; lunch bottom left; dinner bottom right) 

Non escludo possano arrivare altre interessanti scoperte che potrebbero farci sentire molto più vicini ai nostri cugini d’oltreoceano, e qualche ricetta che mi auguro possa mettere tutti d’accordo magari virtualmente riuniti intorno ad un tavolo 💖

Preambolo

Se potessi esprimere un desiderio, il lavoro dei miei sogni sarebbe essere pagata per leggere…e nelle pause per cucinare 🤓 Non dovrebbe stupire quindi che nel tempo libero io spesso mi immerga nei manuali di cucina per poi uscirne con l’urgenza di sfornare, spadellare o sminuzzare qualcosa.

Negli anni, ahimè non pochi, ho imparato che la preparazione è tutto, a partire da quella teorica. Così quando qualche nuova teoria alimentare fa breccia nella mia mai sazia curiosità, devo devo devo trovare una fonte preferibilmente scritta e documentarmi. Al mio attivo sono sicuramente più le diete di cui ho letto i testi dalla prima all’ultima pagina, rispetto a quelle che ho seguito diligentemente e con successo…. Del resto che io sia qui oggi a scrivere di un programma alimentare che ho scoperto da circa un mese non può che essere prova inconfutabile dei passati insuccessi, altrimenti stare parlando con entusiasmo della mitica Weight Watchers dei gloriosi anni ’80/’90 (a proposito, c’è ancora qualcuno che la segue???)

Ad ogni modo l’incontro con Whole30 è stato del tutto fortuito, ma l’attrazione viscerale! Vi sono arrivata da un testo collaterale, Food Freedom Forever, che mi ha rinviata al sito ufficiale del programma Whole30 . Qui rimasi sbalordita dall’organizzazione a livello media, tuttavia i pdf scaricabili gratuitamente con le regole per seguire il programma non potevano bastarmi…troppo scarni ed asettici per soddisfare il mio viscerale bisogno di conoscenza 🙆. Così, scava scava, sono arrivata al testo in cui tutto è svelato nei minimi particolari, che guarda caso è pure l’unico tradotto in italiano con tanto di prefazione a cura del dottor Speciani, una mia vecchia conoscenza. Trovato e divorato!

Forse era il momento ma mi ha convinta , e arrivata all’ultima pagina ho deciso che era la cosa da fare. Mi ha convinta per la semplicità: elimini alcune categorie di alimenti ma con tutto il resto ci fai pressoché quello che vuoi, insomma non devi giornalmente preparare piatti degni dell’esame finale all’Accademia Cordon Bleu di Parigi! Mia convinta perché: per la miseria sono solo 30 giorni , non è mica il patibolo!!! E infine mi ha convinta perché non è una D I E T A: per una volta l’obiettivo principale non sono i kg o i cm persi, ma la salute che potenzialmente si acquista…e credetemi questa presa di coscienza è stata quasi liberatoria!

Ho fissato la data di inizio per il primo aprile, lasciandomi alcuni giorni per provvedere ad eliminare (ehm in alcuni casi trangugiare 😱) quelli che poi per almeno 30 giorni sarebbero stati cibi assolutamente OFF LIMITS , e rifornirmi invece di tutti quei cibi che avrebbero costituito la mia alimentazione per 30 giorni secchi.

Il 1 Aprile 2017 ero ai blocchi di partenza ed è iniziato il mio primo Whole30.

Questo blog, che inizialmente avrei voluto nascesse in contemporanea a mo’ di diario della mia esperienza, arriva invece con un discreto ritardo, ma mi rifiuto di vederci qualche mancanza. Questo sarà più uno spazio per le riflessioni e per qualche ricetta il tutto in modo molto rilassato, senza ansia da prestazione, che a volte può far ingrassare (o addirittura ammalare) più di certi cibi spazzatura!

Ad ogni modo, per chi non trattenesse la curiosità di sapere com’è andata finora, ho pubblicato pillole quotidiane sul mio profilo Instagram @sagiamari